Visualizzazione post con etichetta Friuli Venezia Giulia. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Friuli Venezia Giulia. Mostra tutti i post

mercoledì 11 aprile 2012

Nel bicchiere: Terre Alte Rosazzo Bianco COF 2009 (Livio Felluga)

Altro vino (questa volta una Doc friulana) apprezzato alla cena delle Tre Forchette, il Terre Alte è un blend di Friulano, Pinot Bianco e Sauvignon Blanc allevati a guyot su terreni marnosi di Rosazzo.
Queste uve vengono vendemmiate manualmente l'ultima decade di settembre, per poi essere diraspate, sottoposte a breve macerazione, e poi pigiate sofficemente.
A questo punto il Pinot Bianco ed il Sauvignon Blanc fermentano in vasche di acciaio inox a temperatura controllata, mentre il Friulano fermenta in piccole botti di rovere francese (e ci restano anche per tutto l'affinamento che dura dieci mesi!).
Trascorsi i dieci mesi di affinamento, si passa all'assemblaggio dei vini ed all'imbottigliamento e, dopo nove mesi, il Terre Alte può venire commercializzato.
E' un vino che si presenta di un colore giallo paglierino intenso e che libera dei profumi di frutta tropicale a cui si aggiungono quelli floreali di acacia, agrumi e sambuco e quelli speziati di vaniglia e cannella.
In bocca è un vino fresco, sapido, strutturato, morbido e persistente.
Raggiunge la gradazione alcolica di 13,5% e va servito a 14°-15°C in abbinamento con piatti a base di pesce, risotti con le vredure, formaggi freschi e secondi piatti a base di carne bianca.

Per ulteriori informazioni:
Azienda Livio Felluga
Via Risorgimento, 1
Brazzano - Cormons (GO)
tel: 0481/60203

martedì 4 ottobre 2011

Nel piatto: Prosciutto San Daniele D.O.P.

Il Prosciutto San Daniele ha ricevuto la D.O.P. con regolamento CEE n° 1107 del 1996.
Viene prodotto a seguito della stagionatura di cosce fresche certificate ed autorizzate, di maiali provenienti da allevamenti presenti in dieci regioni italiane (Fiuli, Veneto, Emilia, Piemonte, Lombardia, Marche, Toscana, Abruzzo, Lazio e Umbria).
La lavorazione viene effettuata nel Friuli centrale in un’area che corrisponde al Comune di San Daniele del Friuli (circa 34 kmq lungo il corso del Tagliamento a 2 km dalle Prealpi Carniche in linea d’aria).

Lavorazione
Le cosce certificate ed autorizzate vengono dapprima conservate per circa 24 ore tra –1°C e +3°C, in modo da rendere omogenea la temperatura e l’umidità; quindi vengono rifilate tramite dei tagli per raggiungere una certa forma a chitarra. Trascorsi uno o massimo 2 giorni, si passa alla salatura: le cosce vengono ricoperte di sale marino e poste a temperature tra 0°C e +4°C per tanti giorni quanti sono i kg di peso della coscia. Passati questi giorni, le cosce vengono pressate in modo tale da far penetrare fino in fondo il sale e poi lasciate a riposare in locali appositi (umidità tra il 70% e l’80%, temperatura tra +4°C e + 6°C) per dar modo al sale assorbito di distribuirsi in modo omogeneo ed uniforme. Dopo il riposo, le cosce vengono lavate in acqua tiepida e pulite dopodiché vengono posizionate per circa una settimana in ambienti ad elevata umidità e temperature tra 15°C e 24°C e poi per circa 40 giorni in condizioni di umidità in riduzione e temperature tra 12°C e 14°C all’inizio e 14°C e 19°C alla fine del processo. A questo punto (sono passati circa 4-5 mesi dall’inizio della lavorazione) le cosce vengono poste a stagionare in grandi ambienti ben aerati (in modo tale da subire tutto il benefico influsso dei venti provenienti dall’Adriatico e dalle Alpi): la stagionatura, per disciplinare, deve durare fino ad un anno ed un mese dall’inizio della lavorazione. Terminato questo periodo, i prosciutti passano al controllo e, se rispondenti ai requisiti, sottoposti a marchiatura a fuoco con il marchio del Consorzio.

Un po’ di storia
San Daniele del Friuli rappresenta, in epoca pre-romana, un importante insediamento celtico (ancora si possono osservare i resti dei "castellieri", costruzione tipiche dei Celti ed utilizzate come torri di guardia).
Anche i Romani conoscevano bene il prosciutto (via Panisperna a Roma deve il suo nome a panis, cioè pane, e perna, cioè perna sicca o prosciutto). Fino al ‘400 veniva chiamato zoccolo, poi si iniziò a chiamarlo persuttus; negli anni ’20 iniziano a fiorire i primi prosciuttifici nazionali.

Tra gli estimatori più illustri di questo prodotto troviamo Gabriele D’Annunzio.